Un giornalista l'ha chiamata “la fata del fado “ (fada de fado). Fadista forse, ma soprattutto una cantante forte e poco convenzionale che ha trovato la sua via (e la sua voce) nei meandri della sua doppia cultura, ed è riuscita a conciliare e a far coabitare in armonia in tutte le fibre del suo essere questa Francia che l'ha accolta e il suo Portogallo natale. Ben conosciuta dal pubblico francese Bevinda è all'apice di una bella carriera che conta già almeno 10 album dal primo “Fatum” del '94 all'ultimo “Gainsbourg tel qu'elle“ del 2007.

Arrivata in Francia ancora bambina è cresciuta a Clermont-Ferrand e si è trasferita a Parigi all'età di 18 anni. Seguendo la sua forte vocazione di viaggiatrice, diviene accompagnatrice di trekking in Asia (India, Nepal, Himalaya..) Alla musica arriva quasi per caso, seguendo l'altra passione innata, forte in lei almeno come quella per i viaggi: il canto. Dopo un inizio come cantante ai balli e alle feste di paese prende lezioni da Julia Pelaez che la incoraggia a cantare in portoghese. E' frequentando il repertorio di Amalia Rodrigues che viene rapita dalla forza delle sue origini e va a vivere due anni a Lisbona per immergersi totalmente nella cultura portoghese e recuperare le radici.
Il primo risultato è “ Fatum”, ( '94) , album con cui Bevinda si rivela cantante della “saudade”, questo sentimento indefinibile, misto di nostalgia, melanconia e speranza.
In “Terra e Ar “ del '96, accanto alle radici lusitane fanno la loro comparsa le immagini e le sonorità dei tanti viaggi in Oriente, oltre ad echi di Tango e Bossa Nova.
«  Pessoa em Pessoa » del '97 è un ‘opera originale sia nella forma che nel contenuto. L'album è un omaggio al grande scrittore lusitano, il poeta dagli innumerevoli pseudonimi. E' uno dei suoi multipli e fittizi alter ego che firma i testi: Alberto Caeiro. La messa in musica è affidata al compositore capoverdiano Vasco Martins che riesce ad accostare ispirazioni barocche e new-age, in lente e serene costruzioni per strumenti a corde. Due violoncelli sono infatti l'unico accompagnamento alla voce di Bevinda ; e il risultato e semplicemente straordinario.

Nel '98 esce “Bévinda live”, r egistrato alla Chapelle des Lombards, a Parigi, che mette in luce le altissime qualità della giovane interprete del fado moderno. Con un organico essenziale e soprattutto acustico (chitarra, contrabbasso, violoncello, fisarmonica e percussioni) il fado di Bévinda assume connotati cameristici sui quali la sua voce gioca e vola persino con esercizi di sperimentazione (Maria Vergonha) ma con un'intimità fuori dal comune.
“Chuva de Anjos” del '99 è un universo di passione e di onirismo,in cui gli angeli si mescolano alla terra, e in cui l'aria e l'acqua si confondono, lasciando respirare l'anima, tranquilla ed eterea.
Con “ Alegria ” nel 2001 si conferma la vocazione multiculturale di quest'artista. Dai suoi viaggi Bevinda riporta ritmi africani, brasiliani, indiani e sonorità sia jazzistiche che classiche e mette tutto questo al servizio della lingua portoghese, e viceversa.
Di album in album, la musica di Bevinda viaggia sempre più lontano, e si arricchisce di influenze mediterranee, arabe, indiane, che mescola con canti del folklore portogheseeo con testi scritti da lei e da sua madre.
Nel 2002 Bevinda ha raggruppato tutti i suoi migliori titoli degli album precedenti in una compilation intitolata non a caso “ Em caminho”
Luz” (2004) è un chiaro esempio di come sia possibile interpretare in chiave moderna una musica con radici profonde e misteriose, che sa di mare e nostalgia. Così, partendo dal fado, la voce di Bévinda si distacca della tradizione e vola dalla Francia al Portogallo, sfiora quindi la Spagna per poi attraversare il mediterraneo e guardare ad oriente. L'ascolto diviene un modo per viaggiare con la mente ed immaginare affascinanti mondi lontani nello spazio e nel tempo . In "Luz" non ritroviamo rispecchiata una sola cultura , perché questa musica vive di colori diversi ed è crocevia di riferimenti culturali, e di sentimenti diversi, armonizzati dalla stupenda voce di Bevanda. Nel disco ci sono spazi anche per momenti struggenti ( "Punta" ) o delicate malinconie, come nella ninna nanna "Dorme Amorino" in cui la voce di Bévinda riesce a diventare un caldo abbraccio che consola e incanta, anche grazie al sottofondo di seconde voci e percussioni arabe. Le chitarre di Philippe de Sousa (classica, portugaise, cavaquinho) e Mathias Duplessy (flamenco, liuto) rappresentano non tanto un accompagnamento, quanto una necessità per gli sviluppi melodici della cantante franco-portoghese, al pari della sezione ritmica di Philippe Foch, la quale si distingue per l'utilizzo di tabla, udu e cajon. Ma su ogni nota, su ogni piccolo momento musicale si eleva la voce di Bèvinda che riesce ad essere sensuale, impetuosa, delicata, dolce, profonda, elegante , regalandoci un disco di limpida bellezza.

(recensione tratta da www.debaser.it/recensionidb )

Con "Outubro" (2007) Bevinda giunge al decimo album della sua notevole carriera artistica. Si tratta della registrazione di un concerto tenutosi a Riccione nel gennaio del 2006 in occasione della rassegna “Suoni Migranti”. La formazione che l'accompagna (Philippe de Sousa alla chitarra portoghese, Mathias Duplessy alla chitarra classica, Philippe Foch alle tabla e alle percussioni, Nicolas Gorge alla batteria, Come Aguiar al basso) è di ottima levatura e segue e sostiene con perizia le invenzioni della leader. È importante notare il fatto che Bevinda sia anche autrice oltre che vocalist. Se si esclude un paio di brani ("O Grito" di Amalia Rodrigues e Carlos Gonçalves, e "Multidoes" ispirato da Charles Baudelaire) il resto del repertorio è firmato da lei stessa, talvolta in collaborazione con i membri del suo gruppo. Ne risulta una musica ben costruita e nello stesso tempo immediata, assai dinamica negli sviluppi e profonda nei significati. Il superamento della classicità avviene attraverso l'immissione di sonorità che dal Mediterraneo (in particolare Spagna e Grecia) giungono sino all'India, in un andirivieni di strade musicali che si incrociano e si sovrappongono in bella sintesi. "Outubro" si giova al massimo della dimensione live, e il drive che Bevinda e la sua band sanno esprimere lungo tutta l'esibizione non fa altro che sottolineare l'originalità di una cantante-compositrice in costante e meritata ascesa.

Sempre del 2007 è “Serge Gainsbourg tel qu'elle” con il quale l'artista lusitana rende omaggio con eleganza e sobrietà al Serge Gainsbourg del primo periodo (1958-1968). Bevinda, fin qui più conosciuta come interprete di fado, firma un album delicato, dove la sua voce languida e calda si confronta con un repertorio in cui le canzoni hanno titoli da “noir” e profumano di mistero, con un leggero swing a venare le melodie. Accompagnata da un trio jazz - chitarra, contrabbasso, batteria – Bevinda evita la trappola dell'omaggio per concentrarsi sulle parole e sulla musica conferendo alle canzoni una particolare risonanza,e rendendole sorprendentemente nuove.

Video ( Live 05) www.rueleon.net/laboratoire.php?Id=71

www.bevinda.net

www.myspace.com/bevinda