MILON MÈLA
La festa degli incontri
Canti, musiche, danze sacre e arti marziali dell ' India
Le spettacolo è nato dall'incontro di lavoro fra artisti e maestri tradizionali dell' India, guidati da Abani Biswas.
Abani Biswas ha fatto parte del Teatro delle Sorgenti (1979/1983), diretto da Jerzy Grotowski. Da oltre 15 anni dirige laboratori teatrali e spettacoli in India ed in Europa. Nel 1990 ha fondato il centro di lavoro e di ricerca teatrale Theatre House a Santiniketan nel Bengala.
L'intento di Milon Mèla è di presentare al pubblico europeo alcune delle più antiche discipline dell'India ormai in via d'estinzione e che sono caratterizzate da tecniche performative altamente sviluppate e raffinate e quindi molto spettacolari.
Il Chhau Il Chhau è un' antica danza sacra della Purulia (Bihar). Ancor oggi viene praticata da popolazioni tribali contadine che, danzando invocano il dio Shiva per le piogge e il buon raccolto. Danzata esclusivamente da uomini, si distingue per l'uso delle bellissime maschere (pesanti fino a 4 kg.) raffiguranti le variopinte divinità induiste, i demoni e gli spiriti tribali e che lasciano filtrare l'aria e la luce da soli 4 piccolissimi fori, la respirazione è ridotta al minimo e la visuale molto limitata.
Le battute dei passi ed il ritmo sono scanditi da due grandi tamburi (Nagra, una membrana e Dhol, due membrane), mentre (l'azione drammatica viene enfatizzata dalla melodia dello Shanai (piffero). Le storie rappresentate provengono dagli antichi testi sacri induisti, il Mahabharatta, il Ramayana e i Purana. La grande energia, la cinetica del movimento, le spericolate capriole ed i salti mortali sono le caratteristiche del Chhau.


Il Kalaripayattu
Il Kalaripayattu è la più antica arte marziale dell 'India. Viene dal Kerala e si ritiene sia la Madre di tutte le discipline
.artistiche del sud dell'India, come anche del Katakali. È un .'arte dravidica" (i Dravidi sono una popolazione autoctona del sud India) e dopo la venuta degli Ariani fu usata dai Raja (i Re) per i combattimenti e le guerre. Prima di iniziare ogni combattimento si pratica il Guruvandhanam, le Forme di Saluto al Cielo e alla Terra, al proprio Guru e al dio Ganesha. Le Forme di Saluto (30 in tutto) sono usate per rinforzare e rilassare il corpo e per rafforzare la concentrazione. I movimenti (il primo è sempre di difesa) coprono le direzioni dei 4 punti cardinali e coinvolgono tutto il corpo e gli occhi. Nei combattimenti vengono usate diversi tipi di armi: bastoni, coltelli a una e più lame, spade, scudi e il fuoco.
Accanto alle tecniche di combattimento e di difesa, nel corso dei secoli è stato sviluppato il Marma, la grande conoscenza, conservata gelosamente, del corpo umano e dei suoi 108 centri energetici e vitali. I due giovani maestri che si esibiscono in quest' arte provengono da una delle scuole più conosciute di Trivandrum, uno è il figlio del grande maestro P. Thankappan Assan ed ha iniziato la pratica all'età di 10 anni.



I Baul del Bengala
I Baul provengono da una comunità di "cantori mistici vaganti" che risale al medioevo indiano. Sono gli unici in India, pur essendo induisti, a non riconoscere il sistema delle caste, professano l'uguaglianza di tutte le fedi e le religioni sostenendo che la Divinità è racchiusa nel Cuore di ogni Uomo.
Usano strumenti tipici costruiti da loro stessi, e sono stati riscoperti da Rabindranath Tagore, il maggior poeta m.odemo indiano, che ha riconosciuto nei loro testi uno dei vertici letterari della civiltà indiana. I Baul rappresentano un esempio oltremodo interessante per noi occidentali: in essi l'arte e le tecniche creative sono diventate un modo di vita e si accompagnano alla ricerca ed alla conoscenza interiore. Oggi predomina l'aspetto artistico a discapito delle tecniche personali. Hanno una grande capacità

d'improvvisazione, è lo stare nella musica, la gioia di essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere "Baul". Baul, che significa "testa matta", deriva dal sanscrito "vayu" (vento), nel senso di corrente e ispirazione liberatoria :


"Ecco perchè, fratello, son diventato un folle Baul.
Non obbedisco a nessun maestro, nè ordine.
Le distinzioni fatte dall'uomo non hanno presa su di me.
lo gioisco nella felicità dell'amore che scaturisce dal mio essere. Nell 'amore non c'è separazione ma, per sempre, un incontro di cuori.
Così io gioisco nel cantare e danzare con uno e tutti.
Ecco perchè, fratello, son diventato un folle Baul."

La Danza Gotipua (Orissa} . Questa danza risale al medioevo indiano e continua l'antichissima tradizione delle Devadasi (fanciulle danzatrici dei templi).
L 'armonia e la dolcezza dei movimenti (alcuni anche acrobatici) e dell' accompagnamento vocale e strumentale (Pakuaj percussione e Armonium tastiera) caratterizzano questa danza che celebra i' incontro e I' unione dell' Uomo con la Divinità, in cui il devoto s' identifica con l'elemento femminile (Shakibhava).
Ancor oggi viene danzata solo da bambini e da giovani ragazzi (dagli 8 ai 15 anni) che indossano vesti femminili.
Si avvicina alla danza Odissi.. ma le tecniche impiegate ed i temi sono molto diversi. Lo stile è estremamente raffinato e vario, oltre ai movimenti dei passi si usano i Mudra (gesti delle mani), gli occhi e l'espressione del volto. Vengono inoltre usate posizioni provenienti dallo Yoga classico.